Prossimo concerto

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Accademia

Fondata nel 1875, L’Accademia Corale Stefano Tempia è la prima associazione musicale del Piemonte e L’Accademia corale più antica d’Italia.

Riferimento storico per l’educazione alla musica e la divulgazione del repertorio a cappella e sinfonico corale, l’Accademia si distingue fin dalle origini per le frequenti  collaborazioni con prestigiosi direttori come Giovanni Bolzoni, Giuseppe Martucci, Lorenzo Perosi,  Arturo Toscanini, e la realizzazione di grandi eventi culturali tra cui la prima esecuzione in Italia del Judas Maccabeus di Haendel (1 marzo 1885) e la prima esecuzione a Torino della Nona Sinfonia di Beethoven (18 marzo 1888).

L’Accademia da sempre privilegia la tendenza ad affrontare interpretazioni integrali di composizioni di grande respiro, dal Requiem di Cherubini alla Messa di Gloria di Giacomo Puccini, dalle Sinfonie di Mozart ai Poemi sinfonici dei grandi Romantici.

Costante la partecipazione ai Festival musicale della Città di Torino come il Festival Alfredo Casella nel 2016, il Festival Vivaldi nel 2017 e il Festival Strauss nel 2018.

Oggi Associazione riconosciuta a livello nazionale, la Stefano Tempia continua a prefiggersi gli obiettivi di educare alla conoscenza del canto corale e all’amore per la musica classica e conferma la sua vocazione ad esplorare il repertorio meno battuto, proponendo brani ed opere poco noti o meno eseguiti, anche di grandi autori.

Oggi l’Accademia, porta avanti la sua attività concertistica grazie all’intervento di enti istituzionali che ogni anno contribuiscono alla realizzazione della stagione attraverso contributi che annualmente dispongono. Tra questi  il Ministero dei beni e delle Attività Culturali e del Turismo,  Regione Piemonte, Fondazione Crt e Banca Popolare di Novara.




News

Piano cantabile

Piano cantabile
Martedì 11 giugno ore 21 – Tempio Valdese

Martedì 11 giugno alle 21, al Tempio Valdese si conclude la stagione concertistica della Stefano Tempia, con un programma dedicato alla musica corale tra Otto e Novecento. Repertorio, come si può notare, tutto profano, liederistico, e non sacro.
Protagonista della serata il nostro coro diretto dal Maestro Claudio Fenoglio, che siederà anche al pianoforte con il Maestro accompagnatore Francesco Cavaliere.
Verranno eseguiti in apertura i Neue Liebeslieder Walzer di Brahms per coro misto e pianoforte a quattro mani. Si tratta di quindici poetiche canzoni d’amore (Liebeslieder), che ammorbidiscono la convenzionale immagine molto austera del maestro di Amburgo, a favore di uno stile più leggero, cameristico, quasi domestico.
I sei cori per voci femminili di Sergej Rachmaninov sono un lavoro giovanile, che si innesta nella tradizione del grande canto russo, secondo gli orientamenti del gruppo dei cinque di cui Rachmaninov era fondatore.
Negli ultimi due brani in programma siamo in pieno Novecento con Benjamin Britten e John Rutter anche loro legati a una grande tradizione, quella della musica corale inglese. che prosegue fino all’epoca contemporanea.

3 Giugno 2019

MUSICA BENEDETTA O BENEDETTA MUSICA?di Orlando Perera (note di sala per il concerto di lunedì 15 al Conservatorio)

Un vorace rapporto ebbe Gioacchino Antonio Rossini da Pesaro con la sua vita, divisa tra Italia e Francia. Con il cibo, com’è noto, e le donne, ci mancherebbe, ma parimenti con l’arte musicale. Fu amico tanto di Wagner quanto di Carême, lo chef di Talleyrand.  Tutto doveva essere sontuoso, ghiotto, lucente. I tournedos e i maccheroni che portano il suo nome e allo stesso modo le orchestrazioni audaci, i crescendo scalpitanti, il disdegno per le romanticherie. Tanto che a un certo punto, nel mezzo del cammin di sua vita, gli venne una sorta di nausea, di rigetto. Forse perché la depressione che lo insidiava da tempo aveva preso il sopravvento. Al punto da indurlo a ritirarsi a vita privata e ad abbandonare completamente la mondanità e la composizione di opere liriche nelle quali aveva fino allora trionfato. Proprio dopo il successo transfrontaliero dell’ultimo titolo il maestoso Guglielmo Tell, nato francese, Guillaume Tell (1829),  e poi tradotto in italiano. Da allora, a trentasette anni e dopo una quarantina di opere che cambiarono la storia del melodramma, il cosiddetto Cigno di Pesaro (ah, questi traslati banali!) si dedicò esclusivamente alla musica da camera e sacra. Tra l’altro, una raccolta di 150 brani per voce e pianoforte che chiamò Péchés de vieillesse, peccati di vecchiaia. Ma non volle pubblicare nulla (ancora la depressione?), pur avendo scritto due capolavori sacri, lo Stabat Mater, composto tra il 1831 e il 1841, e la Petite messe solennelle, del 1863, cinque anni prima della morte, che la Stefano Tempia propone questa sera

Una composizione a suo modo radicale, di sconcertante modernità, contenente indirizzi estetici e forme ritmiche che scavalcheranno la sua epoca, per giungere fino al Novecento, non vogliamo dire a Stravinsky, o Bernstein, ma quasi. Come per allontanare ogni sospetto dell’antica – e vorace – retorica creativa, Rossini sceglie un organico tanto scarnificato quanto inedito:  dodici cantanti, di cui quattro solisti, che cantano con il coro, due pianoforti (il secondo serve solo come raddoppio del primo), e un armonium. Lo spiega lo stesso Rossini in una lettera: “Composta per la mia villeggiatura di Passy  (il sobborgo di Parigi dove morirà). Dodici cantori di tre sessi, uomini, donne e castrati (in realtà sempre sostituiti da voci femminili), saranno sufficienti per la sua esecuzione. Cioè otto per il coro, quattro per il solo… questa piccola composizione che è, purtroppo, l’ultimo peccato della mia vecchiaia”. Il consueto spiritaccio, anche se la Petite Messe non c’entra niente con la sopraccitata raccolta. Nel 1867 il maestro la volle orchestrare, perché spinto da più parti, ma soprattutto per evitare che qualcuno vi mettesse abusivamente mano dopo la sua morte.  Dopo la prima rappresentazione “cameristica” a Parigi, il 13 marzo del 1864, nella cappella privata della contessa Louise, moglie del banchiere Pillet-Will e dedicataria della composizione, la Petite Messe giunse in Italia nella versione orchestrale una decina d’anni dopo, a Bologna, Torino, Milano, poi in Svizzera e si può dire nel mondo intero. Ma va detto che l’orchestra in qualche modo snatura la potente carica innovativa della versione originale con pianoforti e armonium. È infatti in questa forma (per altro meno impegnativa e costosa) che la messa rossiniana viene oggi più spesso eseguita.

La partitura contiene quattordici pezzi, che alternano musica da chiesa e motivi profani (nessuno scandalo in questo, la facevano in tanti, anche Bach). Ma ogni brano, per le sue caratteristiche formali, impone al direttore una ricerca timbrica particolare, rispettando una complessiva tendenza a sonorità “chiare”, trasparenti, riflesso di una spiritualità che si è finalmente liberata delle compiacenze mondane come una farfalla della crisalide. Il piccolo coro è trattato con mano angelica, non dimentica dell’enorme esperienza operistica, ma librata su altre vette.

Si comincia dal  Kyrie per soli, coro, pianoforti e armonium; il Gloria per soprano solo e coro, pianoforti e armonium; il Gratias agimus, terzetto per mezzosopranotenore e basso; il Domine Deus, affidato al tenore e preceduto da un’introduzione pianistica; il Qui tollis, duetto tra soprano e contralto introdotto anch’esso dal pianoforte; il Cum Sancto Spiritu per soli e coro.

Il Credo per coro apre la seconda parte della messa. Segue il Crucifixus introdotto dal pianoforte, su cui si innesta la voce del soprano; l’Et resurrexit per soli e coro; il preludio religioso per pianoforte solo, il brano strumentale più lungo dell’opera, circa otto minuti; il Sanctus, un coro “a cappella“; l’O salutaris Ostia, penultimo brano per soprano solo e pianoforte; infine l’Agnus Dei colmo d’intensa melodia, quasi un presagio di pace infinita intonato dal contralto. Fanno eco il coro a voci sole e quindi le voci corali che unitamente al contralto solista e ai tre strumenti concludono questo scontroso capolavoro, unanimemente considerato il testamento spirituale e musicale di Rossini. Ancora una volta nessuno meglio di lui può spiegare: “Buon Dio, eccola terminata questa umile piccola Messa. È musica benedetta quella che ho appena fatto, o è solo della benedetta musica? Ero nato per l’opera buffa, lo sai bene! Poca scienza, un poco di cuore, tutto qua. Sii dunque benedetto e concedimi il Paradiso”. (Passy, 1863).

6 Novembre 2018

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE

La conferenza stampa di presentazione della stagione concertistica 2018-2019 e del nuovo Maestro del coro, Claudio Fenoglio, sarà mercoledì 31 ottobre alle ore 11 presso il Circolo dei lettori di via Bogino 9.

Tante nuove novità in arrivo!

11 Ottobre 2018

STAGIONE 2018-2019

La Stagione concertistica 2018-2019 sarà presto disponibile sul sito e presto sarà possibile acquistare i biglietti e rinnovare gli abbonamenti.

Per informazioni rivolgersi ai contatti indicati http://https://www.stefanotempia.it/contatti/

24 Settembre 2018

MITO SETTEMBRE MUSICA

L’estate sta finendo ma un concerto arriverà! Come ogni anno l’ Accademia Corale Stefano Tempia Onlus riprende l’attività concertistica con il concerto inserito nell’ambito del Festival MITO SettembreMusica. Quest’anno eseguirà “La Consacrazione della Casa” di Ludwig van Beethoven. ? il programma.

QUI IL PROGRAMMA

QUI IL PROGRAMMA – SECONDA PAGINA

4 Settembre 2018

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