TRA TOCCATE E RONDO’

Andrea Bacchetti

Lunedì 11 gennaio 2016 ore 21
Teatro Vittoria

TRA TOCCATE E RONDÒ
I love barocco

Andrea Bacchetti pianoforte

Johann Sebastian Bach  (1685-1750)
Toccata in mi minore BWV 914
Suite francese n.5 in sol maggiore BWV 816
Suite inglese n.5 in mi minore BWV 810
Concerto italiano in fa maggiore BWV 971

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)
Fantasia in re min K 397
Rondò in re maggiore K 485
Sonata in do maggiore K 330

 

Bach – Toccata in mi minore BWV 914
La Toccata in mi minore BWV 914 è una tra le prime composizioni di Bach giunte fino a noi: fu scritta verso il 1708 – Bach aveva ventitre anni –  ed è la più semplice di tutte. Il genere della Toccata derivava dalla improvvisazione che durante l’epoca barocca il musicista professionista era tenuto a saper fare, e consisteva in una parte libera e in una parte obbligata. La composizione comprende quattro episodi. La struttura, in senso lato, è teatrale, e la composizione trasferisce sulla tastiera del clavicembalo le esperienze che il giovane Bach aveva fatto a Mühlhausen, dove aveva composto le prime cantate sacre.

Bach – Suite francese n. 5 in sol maggiore BWV 816
Le Suite francesi vennero composte fra il 1722 e il 1725. Tuttavia, vennero soprannominate francesi solo nel 1762 da Friedrich Wilhelm Marpurg, in contrapposizione con le Suite inglesi, un’altra raccolta bachiana. Il nome venne reso comune da Johann Nikolaus Forkel, che, nel 1802, scrisse: «Vengono generalmente chiamate Suite francesi perché sono state scritte secondo il gusto francese». L’opinione del Forkel, però, è sbagliata, in quanto le suite seguono abbondantemente i canoni compositivi italiani.

Bach – Suite inglese n. 5 in mi minore BWV 810
Le Suite inglesi vennero composte fra il 1717 e il 1723 a Cöthen. L’attributo inglesi non è dovuto a Bach, bensì al suo biografo Johann Nikolaus Forkel, secondo cui tali suite furono forse composte per omaggiare un nobile inglese. Altre ipotesi sul nome possono essere spiegate dallo stile e dalla struttura di ogni opera, che ricalca una sequenza tipica delle suite: un preludio iniziale e altri movimenti in forma di danza. Una caratteristica di queste suite è la presenza di doubles, cioè variazioni sulla danza precedente.

Bach – Concerto italiano in fa maggiore BWV 971
Il Concerto alla maniera italiana BWV 971è ideato da Bach esclusivamente per lo strumento solista senza accompagnamento. La cosa straordinaria è che in questo lavoro il compositore ottiene l’effetto dei due insiemi strumentali su un’unica tastiera. Il riferimento allo stile “italiano” ai riferisce al fatto che Bach, aveva familiarizzato fin dagli anni della giovinezza con i lavori di Vivaldi, Albinoni, Marcello. Egli trae spunto da questi stilemi, ripensati in maniera del tutto personale.

Mozart – Fantasia per pianoforte in re minore K 397
La Fantasia per pianoforte in re minore K 397 venne composta a Vienna da  Mozart nel 1782. Non ha il carattere leggero e spensierato di altre composizioni mozartiane, ma ha una scrittura più consona all’estetica romantica del secolo seguente. Indimenticabile pagina mozartiana in cui si cimentano i più grandi pianisti.

Mozart – Rondò in re maggiore K. 485
Poche notizie si hanno in genere sulla genesi dei molti brevi brani pianistici del catalogo di Mozart, la cui nascita è legata a circostanze che rimangono nell’ombra. Si tratta di un Rondò piuttosto articolato e brillante basato sulle varie fortune del capriccioso tema di base. Tuttavia il fine ricreativo è raggiunto con una tecnica non particolarmente impegnativa, il che lascia pensare che la pagina fosse destinata a qualche allieva o a qualche nobile “dilettante”.

Mozart – Sonata in do maggiore K 330
È probabile che anche la Sonata in do maggiore K. 330 sia stata scritta per qualche allieva.  Facile e breve, questa sonatina, non presenta infatti un contenuto di alto impegno tecnico. Ciò nonostante, è scritta con sapienza e brillantezza.

Prima del concerto degustazione a cura deilogo Maestri del gusto nero




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